Un po' di storia
Durante l’era quaternaria il territorio, abitato da animali, aveva acqua in abbondanza che fluiva nei fiumi o che era ferma nei laghi e presentava quindi le condizioni indispensabili affinché l’uomo
potesse sostenersi e trovare dimora. Inoltre, la Serra, zona collinosa, protetta dalle inondazioni e dalle possibili aggressioni, fece dell’insediamento umano un evento naturale e istintivo.
Durante il periodo Neolitico (4500 – 3000 A c), con la necessità dell’uomo di associarsi e di vivere in comunità, sorsero i villaggi di capanne e i ritrovamenti fatti in questa zona sono la testimonianza dell’esistenza di villaggi palafitticoli sia nel lago di Viverone, sia presso il Lago di Bertignano. I reperti venuti alla luce: una spada di bronzo, due piroghe, ceramiche, punte di lance sono conservati al Museo di Antichità di Torino e sono la dimostrazione che si trattava di una popolazione ricca, con una economia basata sull’agricoltura e sull’allevamento i cui manufatti documentano un’ottima tecnica di lavorazione confermando che si può parlare di una vera e propria “cultura di viverone”
I primi abitanti dell’Italia nord occidentale, furono popolazioni di origine Celtica e Ligure e proprio il popolo degli Ictimuli (o Vittimuli) di origine Ligure ha particolari legami con gli abitanti di Viverone.
Nel II sec a C i Romani intrapresero numerose campagne militari contro i Celti e i Liguri per garantirsi la via delle Gallie . Si presume che la zona del lago possa essere stata teatro di queste battaglie in quanto fonti storiche sostengono l’esistenza di una strada lastricata che univa Vercelli a Ivrea che passava a sud del lago e di una che univa Bollengo a Santhià passando a nord del lago. Tuttavia del territorio del Lago di viverone nel periodo romano si sa ben poco anche se, dai resti della zona, si può dedurre che dovevano esserci diversi centri romanizzati, come dimostra la toponomastica dei nomi di Anzasco e Peverano.
Durante il periodo Medievale il territorio di Viverone era parte della diocesi di Vercelli, i cui vescovi furono tra gli evangelizzatori più attivi dell’Italia settentrionale e proprio grazie ai documenti ecclesiastici abbiamo molte informazioni su questo periodo storico che accomuna la storia del territorio di Viverone a quella di tanti paesi canavesani, i quali subirono gli scontri tra Franchi e Longobardi. Scesi dalle Alpi i Longobardi al comando di
Alboino, presero possesso di tutta l’italia settentrionale e il ritrovamento di alcune tombe testimonia la loro presenza proprio a oriente del lago. Sicuramente i Longobardi consideravano questa zona di strategica importanza e a conferma di ciò si ritiene che sull’altura dell’ anfiteatro morenico che va dalla Dora Baltea alla cresta della Serra dovesse correre un grande vallo difensivo (le chiuse longobarde)
per chiudere l accesso alla Pianura Padana agli eserciti di Carlo Magno.
Dopo l’anno mille, le generazioni medievali sentirono il bisogno di recarsi in pellegrinaggio verso mete sacre e la via Francigena era appunto uno dei percorsi verso Roma di cui si ha testimonianza: non si trattava certo di una strada moderna ma di un tracciato non sempre ben definito. Tuttavia si può affermare che il Lago di Viverone per il suo panorama suggestivo e riposante e per la quiete del suo paesaggio sia stato fin da allora un luogo di sosta da parte di schiere di pellegrini per ritemprare le loro forze. .
Carlo Magno conquistata quasi tutta l’Italia settentrionale e centrale, affinché il suo impero non si smebrasse, divise il dominio in provincie, rette da un conte, che era un vassallo dell’imperatore, e ai confini istituì le Marche governate dai marchesi, anch’essi vassalli dell’ Imperatore. In questo periodo tutto il territorio che circondava il lago di Viverone e che comprendeva anche le località della Serra era soggetto alla Marca d’Ivrea retta dal marchese Arduino. Il marchese Arduino per far valere i suoi diritti su Vercelli, mosse un esercito contro la stessa e la invase ma nel 999 il vescovo di Vercelli ottenne dall’imperarore il permesso di spogliare Arduino di alcuni possedimenti e il territorio del lago di Viverone venne a far parte del feudo di Vercelli.
Chi era investito di un feudo aveva il problema di mantenere integri i possedimenti e quindi per difenderli il feudatario costrui in cima a rocche e colli il castello, e anche Viverone ebbe il suo (non si conosce la data esatta della sua costruzione) ma si sa che nel 1405 venne eretto (nell’ambito del castello) il ricetto, struttura fortificata adibita a magazzino di prodotti agricoli e rifugio temporaneo per i contadini e il loro bestiame.
In questo periodo fonda le proprie origini anche il castello di Roppolo che intorno a una torre del X sec. sviluppò negli anni l’imponente complesso che domina il lago..
Nel periodo di tempo che va dal 1100 al 1300 si forma a poco a poco nelle coscienze il bisogno di mutare il modus vivendi del del sistema fudale che decresce fino a sfaldarsi , gradualmente si forma un nuovo ceto nella popolazione che prende il nome di borghesia ed è in questo contesto che inizia l’epoca dei Comuni. In questo periodo le famiglie vivono in borghi o in città, rifioriscono i traffici e il commercio e la ripresa dell’economia monetaria. Nella nostra zona la popolazione era formata da coltivatori della terra e da piccoli proprietari e coloni che costituitisi in associazione si organizzarono per l’amministrazione del Comune che stava prendendo forma..
Nel periodo di tempo che va dal xv secolo al xix secolo si ebbero una serie di liti tra i comuni di Viverone, Roppolo, Piverone, Cavaglià e Borgo d’Ale per la proprietà del lago, o per il diritto di pesca o per il diritto di bagnare la canapa . Il 1789 fu l’anno in cui si definì la questione riguardante la condivisione della stessa chiesa parrocchiale tra Roppolo e Viverone con lo “smembramento degli abitanti di Roppolo dalla chiesa madre di viverone e l’autorizzazione ad erigersi una nuova parrocchia nella loro località.”
Verso la fine del 1700 una rappresentanza delle truppe napoleoniche si sistemò a viverone sostituì i membri della municipalità , nominando un nuovo sindaco e una nuova amministrzione scegliendo persone che fossero di intendimenti aderenti alla nuove idee rivoluzionarie di libertà uguaglianza e fraternità. Con la sconfitta di Waterloo termina per l’Italia l’incubo del dispotismo napoleonico, via i francesi dal territorio del lago si riprende il lavoro agricolo, le fabbriche biellesi riaprono i battenti, si svolge il commercio da paese a paese e da Viverone si porta nei paesi vicini il pesce pescato nel lago…le popolazioni vogliono dimenticare le sofferenze e risorgere mediante la laboriosità, l’impegno e il sacrificio.tra le solite beghe con i comuni limitrofi per la proprietà del lago…..
Dalla fine del 1800 ai tempi più recenti la storia di Viverone e del suo lago diventa sempre più legata a quella nazionale, attraverso le due guerre mondiali fino a oggi, in tutti questi anni.il territorio si è pian piano trasformato fino a divenire l’attuale sito turistico a agricolo.
Durante il periodo Neolitico (4500 – 3000 A c), con la necessità dell’uomo di associarsi e di vivere in comunità, sorsero i villaggi di capanne e i ritrovamenti fatti in questa zona sono la testimonianza dell’esistenza di villaggi palafitticoli sia nel lago di Viverone, sia presso il Lago di Bertignano. I reperti venuti alla luce: una spada di bronzo, due piroghe, ceramiche, punte di lance sono conservati al Museo di Antichità di Torino e sono la dimostrazione che si trattava di una popolazione ricca, con una economia basata sull’agricoltura e sull’allevamento i cui manufatti documentano un’ottima tecnica di lavorazione confermando che si può parlare di una vera e propria “cultura di viverone”
I primi abitanti dell’Italia nord occidentale, furono popolazioni di origine Celtica e Ligure e proprio il popolo degli Ictimuli (o Vittimuli) di origine Ligure ha particolari legami con gli abitanti di Viverone.
Nel II sec a C i Romani intrapresero numerose campagne militari contro i Celti e i Liguri per garantirsi la via delle Gallie . Si presume che la zona del lago possa essere stata teatro di queste battaglie in quanto fonti storiche sostengono l’esistenza di una strada lastricata che univa Vercelli a Ivrea che passava a sud del lago e di una che univa Bollengo a Santhià passando a nord del lago. Tuttavia del territorio del Lago di viverone nel periodo romano si sa ben poco anche se, dai resti della zona, si può dedurre che dovevano esserci diversi centri romanizzati, come dimostra la toponomastica dei nomi di Anzasco e Peverano.
Durante il periodo Medievale il territorio di Viverone era parte della diocesi di Vercelli, i cui vescovi furono tra gli evangelizzatori più attivi dell’Italia settentrionale e proprio grazie ai documenti ecclesiastici abbiamo molte informazioni su questo periodo storico che accomuna la storia del territorio di Viverone a quella di tanti paesi canavesani, i quali subirono gli scontri tra Franchi e Longobardi. Scesi dalle Alpi i Longobardi al comando di
Alboino, presero possesso di tutta l’italia settentrionale e il ritrovamento di alcune tombe testimonia la loro presenza proprio a oriente del lago. Sicuramente i Longobardi consideravano questa zona di strategica importanza e a conferma di ciò si ritiene che sull’altura dell’ anfiteatro morenico che va dalla Dora Baltea alla cresta della Serra dovesse correre un grande vallo difensivo (le chiuse longobarde)
per chiudere l accesso alla Pianura Padana agli eserciti di Carlo Magno.
Dopo l’anno mille, le generazioni medievali sentirono il bisogno di recarsi in pellegrinaggio verso mete sacre e la via Francigena era appunto uno dei percorsi verso Roma di cui si ha testimonianza: non si trattava certo di una strada moderna ma di un tracciato non sempre ben definito. Tuttavia si può affermare che il Lago di Viverone per il suo panorama suggestivo e riposante e per la quiete del suo paesaggio sia stato fin da allora un luogo di sosta da parte di schiere di pellegrini per ritemprare le loro forze. .
Carlo Magno conquistata quasi tutta l’Italia settentrionale e centrale, affinché il suo impero non si smebrasse, divise il dominio in provincie, rette da un conte, che era un vassallo dell’imperatore, e ai confini istituì le Marche governate dai marchesi, anch’essi vassalli dell’ Imperatore. In questo periodo tutto il territorio che circondava il lago di Viverone e che comprendeva anche le località della Serra era soggetto alla Marca d’Ivrea retta dal marchese Arduino. Il marchese Arduino per far valere i suoi diritti su Vercelli, mosse un esercito contro la stessa e la invase ma nel 999 il vescovo di Vercelli ottenne dall’imperarore il permesso di spogliare Arduino di alcuni possedimenti e il territorio del lago di Viverone venne a far parte del feudo di Vercelli.
Chi era investito di un feudo aveva il problema di mantenere integri i possedimenti e quindi per difenderli il feudatario costrui in cima a rocche e colli il castello, e anche Viverone ebbe il suo (non si conosce la data esatta della sua costruzione) ma si sa che nel 1405 venne eretto (nell’ambito del castello) il ricetto, struttura fortificata adibita a magazzino di prodotti agricoli e rifugio temporaneo per i contadini e il loro bestiame.
In questo periodo fonda le proprie origini anche il castello di Roppolo che intorno a una torre del X sec. sviluppò negli anni l’imponente complesso che domina il lago..
Nel periodo di tempo che va dal 1100 al 1300 si forma a poco a poco nelle coscienze il bisogno di mutare il modus vivendi del del sistema fudale che decresce fino a sfaldarsi , gradualmente si forma un nuovo ceto nella popolazione che prende il nome di borghesia ed è in questo contesto che inizia l’epoca dei Comuni. In questo periodo le famiglie vivono in borghi o in città, rifioriscono i traffici e il commercio e la ripresa dell’economia monetaria. Nella nostra zona la popolazione era formata da coltivatori della terra e da piccoli proprietari e coloni che costituitisi in associazione si organizzarono per l’amministrazione del Comune che stava prendendo forma..
Nel periodo di tempo che va dal xv secolo al xix secolo si ebbero una serie di liti tra i comuni di Viverone, Roppolo, Piverone, Cavaglià e Borgo d’Ale per la proprietà del lago, o per il diritto di pesca o per il diritto di bagnare la canapa . Il 1789 fu l’anno in cui si definì la questione riguardante la condivisione della stessa chiesa parrocchiale tra Roppolo e Viverone con lo “smembramento degli abitanti di Roppolo dalla chiesa madre di viverone e l’autorizzazione ad erigersi una nuova parrocchia nella loro località.”
Verso la fine del 1700 una rappresentanza delle truppe napoleoniche si sistemò a viverone sostituì i membri della municipalità , nominando un nuovo sindaco e una nuova amministrzione scegliendo persone che fossero di intendimenti aderenti alla nuove idee rivoluzionarie di libertà uguaglianza e fraternità. Con la sconfitta di Waterloo termina per l’Italia l’incubo del dispotismo napoleonico, via i francesi dal territorio del lago si riprende il lavoro agricolo, le fabbriche biellesi riaprono i battenti, si svolge il commercio da paese a paese e da Viverone si porta nei paesi vicini il pesce pescato nel lago…le popolazioni vogliono dimenticare le sofferenze e risorgere mediante la laboriosità, l’impegno e il sacrificio.tra le solite beghe con i comuni limitrofi per la proprietà del lago…..
Dalla fine del 1800 ai tempi più recenti la storia di Viverone e del suo lago diventa sempre più legata a quella nazionale, attraverso le due guerre mondiali fino a oggi, in tutti questi anni.il territorio si è pian piano trasformato fino a divenire l’attuale sito turistico a agricolo.


